domenica 20 marzo 2011

La tristezza di Berlusconi

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B è triste. Stanno bombardando la casa del suo migliore amico. Sono passati pochi mesi da quando si vedevano, a Roma o nel deserto libico, sotto la tenda. E adesso gli tirano le bombe. E gli da pure del traditore. Che brutta cosa.
E poi le malelingue, quei sorrisini al summit internazionale, quando è arrivato B tutti a darsi gomitatine di nascosto e a sussurrarsi “ecco è arrivato l’amico del raìs, solo un mese fa limonavano in pubblico e adesso ci fornisce la basi. Bell’amico, vai a fidarti di uno così”.
E il suo alleato, quell’altro, quello mezzo paralizzato che governa con lui che gli da apertamente dell’incapace, perché adesso ci
arrivano gli immigrati a frotte. A quello di B non gliene frega una mazza, lui pensa solo ai suoi elettori incazzati perché adesso ci invadono gli arabi, i mussulmani, i negher. Certo, se l’amico di B fosse stato solo un po’ più in la sarebbe stato meglio, magari un oceano al posto del Mediterraneo…
le zoccole che lo insultano al telefono, lui che le ha coperte di soldi e di regali, che ingrate. È brutta l’ingratitudine. Ma anche tradire un amico è brutto. E il raìs questo non se lo aspettava. Lui credeva in B.
B è triste. Lo aiutiamo? Ma anche no.

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